«Mio padre era solito dirmi che ero nato per giocare al calcio, e che avevo un'inclinazione davvero speciale per questo. Però mi diceva anche che se non mi fossi allenato bene e preparato a dovere sarei stato come tutti gli altri. Aveva ragione, io sono nato per il calcio, come Beethoven per la musica, e Michelangelo per l'arte e per dipingere».
Certo che la modestia non manca, così d'altronde come il talento calcicistico, a Pelè, insiema a Maradona tra i più forti giocatori di sempre. Il brasilianio lo ha dimostrato scomodando niente di meno che due pietre miliari della storia dell'arte e della musica.
Intervistato dal sito della Fifa, Pelè non elogia soltanto se stesso, ma anche una squadra che, secondo lui, sta caratterizzando il calcio moderno. «È il Barcellona - spiega Pelè -: la squadra di Messi, Xavi, Iniesta e compagnia deve essere un modello da copiare per gli altri club. Negli ultimi tempi li ho seguiti a lungo, e dico che il Barca è come il Santos della mia epoca, o il Benfica, Ajax, Milan e Real Madrid dei loro anni d'oro». «I tifosi vogliono vedere questo tipo di calcio, e questo spettacolo - sottolinea -. Spero sinceramente che il gioco del Barcellona sia la base per il calcio del futuro, con il prevalere della parte tecnica su quella fisica».
Un giudizio anche sui suoi presunti eredi Neymar e Ganso. «Hanno 20 anni, io giocai il mio primo Mondiale che ne avevo 17 - dice Pelè -. Quindi non sono poi così giovani... Ma la pressione è forte perchè loro sono gli astri del momento. Però, al di là delle individualità, la cosa più importante è che la Selecao funzioni come squadra: il Brasile ha sempre grandi giocatori, tanto al suo interno che all'estero. Ciò che è necessario è saper organizzare e coordinare questo talento».
«Nel mio ultimo Mondiale, quello del 1970 - ricorda -, quel Brasile aveva grandi nomi, come Rivelino, Tostao, Pelè, ma eravamo anche molto ben organizzati; ci fu un grande lavoro di squadra che si rivelò fondamentale». Sul Mondiale 'di casà che, nel 2014, il Brasile è 'condannatò a vincere, 'O Reì dice che «è molto speciale per me, senza alcun dubbio. Finalmente la Coppa del Mondo arriverà nel mio paese. Vorrei far parte della squadra, anche se in un ruolo fuori dal campo. Il Brasile vive, respira e mangia calcio e le aspettative sono molto grandi. Ci sono stati dei problemi, ma ora tutti remano nella direzione giusta».
Fonte: Leggo.it




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