Questa è una di quelle canzoni che non finivano nella hit parade negli anni '60, perché erano scritte e cantate da persone troppo intelligenti e colte per essere prese sul serio.
Nonostante le rivolte sessantottine, i capelli lunghi dei maschi e le loro barbe incolte, le minigonne ed i jeans delle ragazze, una larga parte di ventenni non era ancora pronta a guardarsi indietro, a cercare di conoscere l'epoca della guerra che perfino i loro genitori, comprensibilmente, cercavano di dimenticare. E allora il nazismo, il fascismo, la guerra, non avevano niente a che fare- nelle loro menti- con la rivendicazione di una vita sessuale prematrimoniale, con una verginità rinnegata in quanto semplice lembo di pelle, con una maggiore, generale libertà di costumi.
La maggior parte dei giovani si facevano crescere le basette ed i capelli, le ragazze si truccavano (ehi, giovani, non pensate fosse una cosa 'normale', all'epoca solo le donne 'di malaffare ' si truccavano, si depilavano e si tingevano i capelli). E quindi i ventenni ballavano lo shake, lo yéyé , il twist, il surf, ma di sentir parlare di bambini morti ad Auschwitz non ne avevano affatto voglia.
Però questo brano, ancora attuale, è un successo che dura nel tempo: non avrà scalato le classifiche, ma è una delle canzoni più belle di quegli anni; scritta da Francesco Guccini (che non poté allora firmarla, perché non ancora iscritto alla S.I.A.E.) nel 1966, fu lanciata dall'Equipe 84, ma quasi tutti la ricordano nella versione dell'autore e dei Nomadi. In questo video, del 1979, la cantano Francesco Guccini e il sempre rimpianto Augusto Daolio, voce dei Nomadi.
http://www.youtube.com/watch?v=svlWoocSjLI
Anche questo video è molto bello, ma le immagini sono un po' crude:
http://www.youtube.com/watch?v=KEg5JyAVxpY
a cura di Danila Faenza




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