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Dal socialismo reale alla democrazia guidata: la Russia di ieri e di oggi

Il grande Winston Churchill defini' la Russia, con sagacia ed umorismo tutto british, come "una sorta di indovinello avvolto nel mistero dentro un enigma". E, con ogni probabilita', mai aneddoto come quello dello statista inglese fu piu' calzante ed appropriato nel dipingere una realta', ben distante da quella nostra occidententale, che ha subito negli ultimi trenta-quarant'anni drastici stravolgimenti politici ed economici. Di certo, l'entita' di questi ultimi la si coglie maggiormente se la si rapporta con le vicende della confinante Cina. Nell'altro massimo esponente del socialismo reale, il superamento, sotto la sapiente guida di Deng Xiaoping, in favore dell'istituzione di una economia di mercato, delle iperboliche ed utopistiche impostazioni della Rivolzione Culturale e del Grande balzo in avanti propugnate da Mao Tse-Tung, avvenne in maniera quasi indolore e senza mai sconfessare apertamente l'operato del tanto idolatrato dittatore.

In Russia, al contrario, le suddette trasformazioni sono state, indiscutibilmente, ben piu' emblematiche e roboanti. Del resto, l' ultima fase dell'epopea comunista si prestava a tali fragorosi ribaltoni. L' URSS brezneviana era caratterizzata dall'ingombrante presenza del partito comunista, un'entita' monolitica totalmente alienata dalla realta' quotidiana, una gerontocrazia completamente avulsa da qualsiasi necessita' di cambiamento, ma volta solo a focalizzare l'attenzione sulle problematiche relative al mantenimento del proprio status di superpotenza.

E in una situazione simile, le tanto decantate riforme concepite da Michail Sergeevič Gorbačëv negli anni Ottanta, le famigerate Glasnost e Perestrojka, si sono tradotte in una sorta di colpo di scure ad un soggetto gia' gravemente malato e corroso al suo interno. E cosi', il repentino crollo del gigante dai piedi d'argilla ha lasciato spazio ad un vero e proprio caos...

La Russia degli anni 90 era una sorta di far west, uno spazio senza regole e senza controlli, una nazione attanagliata da una corruzione dilagante e dominata da personaggi autoritari come Boris Yeltsin. Dopo il crepuscolo annunciato della CSI, la comunita' degli stati indipendenti, una creatura evanescente, un'ectoplasma effimero paragonabile solamente all' odierno Commonwealth britannico e alla Societa' delle Nazioni di wilsoniana memoria, la repubblica federale russa adotto' le sembianze dell'architettura democratica. Appunto le sembianze, le parvenze. Boris Yeltsin insieme alla sua famiglia si distinse per i suoi atteggiamenti antidemocratici ed autoriatari e per aver assecondato l'ascesa di certi imprenditori rampanti e senza scrupoli come Berezonskij e Abramovich, i cosiddetti oligarchi.

L'avvento al potere del' ex spia del KGB Vladimir Putin ha, finalmente, posto un freno alle ambizioni plutocratiche di questi magnati con metodi confacenti ad un ex agente dei servizi segreti. L' opera di centralizzazione e rafforzamento del potere statale e' stata, quindi, perseguita con modalita' non certo condivisibili tranne che dai piu' convinti estimatori del nostrano Machiavelli. "Il fine giustifica i mezzi" e' oggi il credo seguito da Putin e dal suo fedele Medvedev nella gestione della cosa pubblica e che lo porta, di conseguenza, ad essere particolarmente allergico a qualsiasi forma di dissenso interno.

Il sistema di governo moscovita di oggi appare, dunque, come una democrazia sfalsata nei contenuti, come un regime semi-autoritario, che in maniera surrettizia si cela all'interno delle formalita' e delle strutture democratiche. Non e' un caso, allora, che lo stesso presidente russo abbia parlato in merito di "democrazia guidata".

Una struttura di governo, che in tema di politica economica ed estera, ha condiviso le sue sorti con quelle del gigante Gazprom, oramai sua vera e propria propagine imprenditoriale (l'attuale presidente Medvedev ne ha presieduto in passato il consiglio di amministrazione). Poiche' questa societa' controlla la rete di distribuzione di gas naturale nell'intero est europeo, si comprendera' come molti Stati di questa ragione siano spesso esposti ai continui rialzi di prezzo del metano, dei veri e propri ricatti di Mosca, che si traducono, evidentemente, in alcune ingiustificate limitazioni di sovranita' altrui.

E cosi', come ebbe a dire, sarcasticamente, il celeberrimo politologo Parag Khanna, la Russia di oggi e' diventata un sorta di Arabia Saudita siberiana, con quel deterrente ulteriore e sempre attuale rappresentato da un arsenale nucleare per nulla sicuro.





Giuseppe Andrea Rapisarda