Lusi e gli altri 50 milioni
Sembra non avere fine l'ammontare del "buco" delle casse della margherita compiuto dall'ex tesoriere del partito. Rispetto ai 23 milioni gia' accertati dai magistrati della procura di roma
, ora ne spuntano fuori altri 50, stando a quanto scrive il tribunale del riesame nelle motivazioni con cui ha confermato gli arresti domiciliari per Giovanna Petricone, moglie del senatore.
In un passaggio del provvedimento i giudici scrivono che "la depredazione non era di soli 12 milioni ma di circa 23, anche se mancano all'appello altri 50 milioni di cui non si conosce la destinazione finale, posto che in quattro anni il patrimonio della Margherita è sceso da 88 milioni a soli 15 milioni". Un ulteriore "ammanco" sul quale, fino ad oggi, la Procura ha mantenuto un posizione cauta in attesa dei nuovi accertamenti affidati agli uomini delle Fiamme gialle e che la Margherita ritiene possa essere "un refuso".
L'avvocato Titta Madia, legale dei Dl, chiarisce che l'accenno del Riesame "ai 50 milioni, che mancherebbero all'appello nei conti della Margherita, non tiene conto del fatto che la Procura ha avviato un'indagine capillare su tutti i fornitori del partito per accertare eventuali ulteriori distrazioni dei fondi.
Allo stato nulla sembra essere emerso perché quell'importo citato dal tribunale è rendicontato per le spese dell'attività politica svolta nei 5 anni esaminati, salvo le indebite sottrazioni dell'ex tesoriere". In serata, la Margherita sottolinea che "le somme che ad oggi risultano dalle attività di verifica direttamente svolte" dalle società che hanno predisposto i bilanci del partito "sono diverse da quelle diffuse, sia per quanto riguarda le entrate (stimate in eccesso per 9 milioni) sia, a maggior ragione, per le uscite. Probabilmente si tratta di refusi. Certamente non si può parlare di 50 milioni: le variazioni del patrimonio della Margherita sono, senza alcun dubbio, da imputare - detratte le sottrazioni indebite già accertate a carico dell'ex tesoriere - alle normali spese dell'associazione per le attività politiche svolte e le spese di gestione del partito".
Lusi, in ogni caso, avrebbe utilizzato un fiume di denaro anche per spese che, sempre il Riesame, definisce "a dir poco insensate". In particolare i giudici si riferiscono a cene o pranzi da 2 mila euro che avevano "cadenze mensili e talvolta quindicinale". I giudici citano la cena al ristorante mauro del 13 ottobre del 2006, nonché quella alla rosetta del 9 novembre dello stesso anno. Lusi, inoltre, ha speso circa 80 mila euro per una vacanza (dal 22 al 28 aprile 2011) presso un resort alle Bahamas e 2.600 euro per una sola notte al Ritz Carlton di Londra, il 29 marzo 2011. Per il Riesame "Lusi si è trovato a poter maneggiare indisturbato un'ingentissima quantità di denaro, posto che il Rutelli, il Bocci ed il Bianco (cioè coloro che, per un verso o per l'altro, avrebbero avuto titolo ed esercitare un qualche controllo su di lui) avevano riposto in lui massima fiducia, così come l'avevano (incautamente) riposta anche nei due commercialisti amici del Lusi, già componenti del collegio dei revisori dei conti del nuovo partito 'Alleanza per l'Italia' fondato il 22 ottobre 2009".
Nel provvedimento viene detto che Luigi Lusi, in una prima fase, non sembrava mirare ad un "totale svuotamento delle casse del partito" la cui cifra complessiva era ingentissima: "circa 88 milioni, di cui 80 quale rimborso elettorale ed i rimanenti 8 quali contribuiti degli iscritti in altre voci". Per i giudici di Roma, l'ex tesoriere puntava, in primo luogo, ad una "predazione di minore entità, più facile da attuare senza essere scoperto e solo successivamente - si legge nel provvedimento - una volta sperimentata la 'tenuta' del sistema predatorio, potrebbe aver deciso di andare ancora avanti nell'attività delittuosa". Un meccanismo per il quale Lusi poteva contare su "un gruppo permanente di sodali che per ben quattro anni gli garantisse una costante disponibilità a violare le leggi", secondo un "programma d'azione tutto da definire, essendo chiaro soltanto che l'arricchimento di Lusi avrebbe comportato una parallela garanzia per il futuro di tutti i componenti dell'associazione". Un'associazione a delinquere in cui la moglie del senatore aveva un ruolo non secondario, secondo l'accusa, al punto che i giudici hanno respinto la richiesta di remissione in libertà alla luce di un "concreto pericolo di fuga in Canada".







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