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Monti in tv: “Addio al posto fisso”. Oggi incontro Fornero-sindacati

Arriva accolto con tutti gli onori, come si deve per gli ospiti di riguardo. Sul piazzale spazzato dal gelo del centro di produzione Mediaset del Palatino, Mario Monti trova anche Fedele Confalonieri, insieme a Clemente Mimun, per il saluto al presidente del Consiglio. Prima un quarto d'ora buono al Tg5 in diretta e poi oltre mezz'ora di registrazione per Matrix che andrà in onda in seconda serata. Fiducia ritrovata, spread che scende "e scenderà ancora", garantisce Monti e poi via con l'intervista. E con quel "che monotonia" riferito al mito italiano del posto fisso, che serve a incentivare un superamento ideologico ma che magari non farà la felicità di precari, sindacalisti e forze politiche.

Il posto fisso? "Che monotonia", dice il professore per ribadire che "i giovani devono abituarsi all'idea che non avranno il posto fisso". Una frase forte quanto fatta scivolare lì nel corso della conversazione con Alessio Vinci, che si salda a quella per cui l'art. 18 "non è un tabù": "Può essere pernicioso per lo sviluppo dell'Italia e dei giovani, in certi contesti e abbastanza accettabile in altri contesti". Secondo Monti, "bisogna modificare il sistema di flessibilità in entrata e in uscita" e "ovviamente ci vuole una riforma degli ammortizzatori sociali che vada nel senso di tutelare il singolo lavoratore quando deve cambiare lavoro senza negare la tutela del lavoratore a un posto che diventa obsoleto".

Monti difende la battaglia sulle liberalizzazioni. Invita a osservare che "da anni l'Europa chiedeva che nel campo dell'energia Eni accettasse, e che il governo ponesse all'Eni, la separazione proprietaria tra generazione di energia e la distribuzione, quantro al gas. Non è un interesse debole ma il governo si è imposto, trovando comprensione nell'Eni e questa separazione ci sarà". Del resto, avverte meglio scommettere sul buon fine della liberalizzazioni se non si vuole finire come la Grecia. "Se gli italiani sperano di vedere prevalere le resistenze corporative, allora i tassi ripartiranno verso l'alto e andiamo a sbattere". E allora "meglio sarebbe studiare il greco, ma quello moderno...". Di fronte a un rischio del genere, però, "vedrà - dice a Vinci - che prevarrà la maturità delle forze politiche". E del resto alla fine "banchieri e petrolieri non è che vengono a manifestare sotto le finestre di Palazzo Chigi come i taxisti ma se avessimo tempo potrei dimostrare che anche loro...".

Parole di stima per Berlusconi, "in fondo devo a lui se ho cominciato a interessarmi della cosa pubblica come commissario europeo quando ancora mi chiedevano come mai avessi preferito l'Ue al cda della Rai", e una corposa lista delle questioni off limits per il suo governo tecnico rispetto al campo della politica, perché "il mio governo ha compiti limitati, ma ciononostante difficilissimi, per rendere l'Italia migliore. Questo compito lo svolgeremo se osserveremo una certa distanza rispetto da partiti". Nessuna invasione di campo allora in tema di cittadinanza ma non solo: "Ci sono temi importantissimi, non meno di quelli economici, ma che non sono il cuore del mandato ricevuto. Io per esempio - rivendica - ho idee personali ma non le considero parte della mia missione di governo, così come questioni importanti come bioetica, e altre importantissime come la legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari e i regolamenti parlamentari". Tutti dossier che "devono essere sciolti, considerati e discussi dalle forze politiche elette direttamente da cittadini, con le loro diverse sensibilità". E con la garanzia che nel 2013 "non ci sarò. Sarò ancora vivo, spero, ma senza le responsabilità attuali".