La realtà vista dalle torri

Iran, probabile stop ad arricchimento uranio

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L'Iran (forse) rallenta il nucleare
Anche se il negoziato continuerà a Mosca il mese prossimo, l'Iran è contrariato dall'assenza della promessa reciprocità nelle trattative con l'Occidente sul suo controverso programma nucleare. E l'ha dimostrato con una scarica di dichiarazioni di chiusura sia sull'esplosivo tema dell'uranio arricchito e sia su quello delle ispezioni internazionali alla sua base militare di Parchin.

E per ribadire il proprio ''inalienabile diritto'' all'energia nucleare nonostante sia sospettata di finalità militari, Teheran ha anche annunciato che costruirà già entro i prossimi due anni almeno la seconda e la terza delle numerose centrali atomiche di cui intende dotarsi, dopo quella inaugurata tra resistenze e problemi a Bushehr nel 2010. La costruzione di una Bushehr-2 da mille megawatt inizierà l'anno prossimo, è stato precisato.

Le dichiarazioni, fatte dal Capo dell'Organizzazione atomica nazionale Fereydoun Abbassi-Davani, non hanno rovesciato il tavolo negoziale aperto a Istanbul il mese scorso dopo 15 mesi di stallo e c'è stato anzi pure chi ha rasserenato il clima come il presidente della Commissione Esteri del parlamento che definito la scelta di Mosca quale prossima sede negoziale il 18 e 19 giugno come ''un passo in avanti''.

Abbassi però ha dichiarato che ''non abbiamo motivi per cedere'' sull'arricchimento dell'uranio ad una concentrazione del 20% necessaria per alimentare il reattore di ricerca medica di Teheran che produce radioisotopi per malati di cancro. Eppure solo giovedì scorso dopo il travagliato incontro di Baghdad, il capo negoziatore iraniano sul nucleare Said Jalili aveva dichiarato materia di compromesso la questione dell'uranio al 20%, il livello raggiunto il quale si accorciano i tempi per la costruzione di bombe e testate nucleari che necessitano di uranio arricchito almeno al 90%. E parimenti affievolendo le speranze, nate solo martedì, di un annuncio a giorni sui tempi di un'intesa sulle ispezioni dell'Agenzia atomica internazionale a Parchin, il capo dell'atomo iraniano ha riferito che i militari non sono convinti delle motivazioni avanzate dalla stessa Aiea per ispezionare di nuovo Parchin: non se ne possono violare i segreti militari solo perché ci sono sospetti su una camera blindata usata per testare super-esplosivi. Abbassi ha comunque assicurato che i negoziati con l'Agenzia continueranno.

Le chiusura del capo dell'Organizzazione atomica fanno seguito alle ''frenate'' sulla questione del 20% compiute negli ultimi giorni da vari esponenti iraniani di spicco come il capo dell'apparato giudiziario, l'ayatollah Sadeq Amoli Larijani. La ragione di queste resistenze, dopo che già da settimane si erano notati ammorbidimenti sulla questione, sono spiegabili con dichiarazioni rese sempre oggi dal capo negoziatore, Jalili, che ha accusato le potenze del gruppo 5+1 di non aver mantenuto la promessa di seguire il metodo negoziale dello ''step-by-step'' concordato a Istanbul. Un'espressione traducibile in questo caso come ''fai un passo tu, che uno ne faccio anch'io'': mossasi sulla questione del 20%, Teheran non ha notato passi della controparte su quella del riconoscimento al diritto ad arricchire l'uranio (di sanzioni invece, secondo indiscrezioni, a Baghdad si è parlato poco).





Fonte: GRR





oggiBologna.it (BOLO)