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Carcere Bologna. Morte per infarto: si va verso l’archiviazione

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100603_carcereDopo l'autopsia la Procura è orientata verso la chiusura del caso

Dopo che l'autopsia ha confermato la morte per infarto, tra l'altro nell'ambito di una grave coronaropatia, la Procura di Bologna e' orientata a chiedere l'archiviazione per il caso del detenuto di 44 anni morto lunedi' sera all'interno del carcere della Dozza di Bologna.

Pietro Folgieri (in cella per associazione a delinquere di stampo camorristico) si e' accasciato al suolo mentre stava facendo rientro in cella dall'infermeria, dove era stato appena visitato su sua richiesta: non si sentiva bene, lamentava dolori al braccio e aveva chiesto un controllo. In infermeria, stando a quanto riferito dalla direttrice del carcere Ione Toccafondi all'indomani dell'accaduto, il 44enne e' stato visitato dagli infermieri, che gli hanno fatto un controllo sulla pressione (negativo) e poi lo hanno congedato, senza ritenere opportuno allertare il medico, che si trovava al piano di sotto. Poco dopo essere uscito dall'infermeria, si e' accasciato in corridoio, a pochi passi dalla sua cella. La morte e' stata "fulminante", ha ripetuto piu' volte Toccafondi, tanto che l'intervento del medico (chiamato subito dopo che l'uomo e' caduto a terra) e del 118 non hanno potuto salvarlo. L'autopsia, eseguita l'altro ieri su disposizione del pm Alessandra Serra, ha indicato come causa di morte un collasso cardiocircolatorio avvenuto in una severa coronaropatia, anche in presenza di placche. "In passato non aveva manifestato problemi cardiaci- ha spiegato Toccafondi- ma soffriva di pressione arteriosa elevata". Si poteva fare di piu' durante la visita in infermeria? Si poteva intuire che era in atto un infarto? Il medico avrebbe dovuto essere chiamato? Forse Folgieri non si sarebbe salvato in ogni caso, visto il quadro clinico, l'archiviazione queste domande potrebbero restare senza risposta.

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