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Bologna. Vittoria di Federconsumatori. Condanne e risarcimenti per finti corsi da hostess

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Fecero credere a piu' di un centinaio di persone che le avrebbero trasformate in hostess e steward in un batter d'occhio, con un semplice corso di formazione di 120 ore.

Li truffarono facendosi anticipare un importo tra i 3.500 e i 4.000 euro a testa, rassicurandoli pero' che il posto di lavoro era garantito, poco importava se non conoscevano l'inglese, erano bassi, grassi, non proprio attraenti o addirittura con problemi motori. Due giorni fa, a distanza di quasi otto anni dai fatti, i registi di questa 'truffa' (che fini' anche in tv a 'Mi manda Rai Tre' e a Striscia la notizia') sono stati puniti dal Tribunale di Bologna con una condanna a due anni e otto mesi. Ma soprattutto, ed e' quello che piu' conta per i malcapitati (per lo piu' giovani all'epoca tra i 20 e i 30 anni), dovranno risarcire il danno patito dalle loro vittime. Una cifra che si aggira sui 3.500-4.000 euro a persona, che i colpevoli dovranno versare a una ventina di truffati, gli unici per i quali i reati non sono andati ancora prescritti. Un risarcimento immediatamente esecutivo, ha stabilito il giudice Manuela Melloni, dunque 'salvo' anche in caso di prescrizione in appello.

Per Federconsumatori Bologna, che su questa vicenda sollevo' un putiferio e che ha assistito tanti truffati con l'avvocato Alessandro Murru, e' una grande vittoria. "Siamo molto soddisfatti - dice il presidente Maurizio Gentilini - questa sentenza e' un segnale importante, a maggior ragione in un momento di crisi economica come quello attuale, dove in tanti tentano di approfittare della situazione per vessare i piu' deboli". Quanto alla vicenda nello specifico, prosegue Gentilini, "e' stato un meschino tentativo di lucrare su giovani che, mettendosi in gioco, puntavano sulla formazione con l'obiettivo di arrivare a un percorso di vita migliore".

Il fantomatico Centro Didattico di Selezione e Formazione (Cdsef), cosi' si chiamava,  dove operai e parrucchieri si erano illusi di poter diventare controllori di volo, aveva sede a Calderara di Reno, in provincia di Bologna. Fu chiuso, nel giugno 2004, quando la Guardia di finanza appose i sigilli ai locali ma, a quel punto, il numero dei truffati era gia' salito oltre il centinaio: le prime vittime furono raggirate nel 2001 (e per loro non c'e' stato niente da fare, il reato e' andato prescritto), le ultime nel 2003. I truffatori avevano fatto credere alle vittime che il Centro didattico fosse autorizzato dall'Enav (Ente nazionale per l'assistenza al volo) e soprattuto che fosse convenzionato con grandi compagnie aeree. Insomma, una volta terminato il corso, bastava la 'banale formalita'' dell'esame ministeriale e poi il posto era assicurato. Il raggiro era stato architettato in modo sofisticato: alle pareti c'erano foto di aerei, nei corridoi gente vestita in divisa e non mancava un pilota cinquantenne che raccontava di possedere una compagnia aerea privata.

Le tre persone condannate due giorni fa sono: Stefano Carani, 33enne di Reggio Emilia; Luciano Canghiari, 71enne marchigiano e residente a Reggio Emilia; e il milanese 38enne Simone Panella, quest'ultimo accusato anche di falsa attestazione di identita' per aver fatto credere di possedere una laurea in ingegneria aeronautica e un brevetto di pilota commerciale. Al Cdsef di Calderara si faceva vedere sempre in uniforme e si spacciava per pilota. Canghiari e Panella erano difesi dall'avvocato Pier Paolo Piccinini di Rimini, Carani da Liborio Cataliotti (lo stesso che difese anche Vanna Marchi, ndr). Tra gli imputati c'era inizialmente anche Giuliana Baisi, coetanea di Canghiari, che pero' nel corso del processo e' morta.

I truffati, per la maggior parte giovani tra i 20 e i 30 anni (ma il corso era aperto a tutti, assicuravano gli impostori, perche' non c'erano requisiti d'eta' o fisici per diventare hostess o steward), avevano saputo del corso da radio, tv e giornali locali. Dopo essersi presentati nella sede di Calderara, venivano convinti a iscriversi al piu' presto, spesso in giornata. Non c'era tempo da perdere, gli veniva detto, perche' il corso era a numero chiuso per 20 partecipanti e perdere l'iscrizione avrebbe comportato una lunga attesa per il successivo ciclo di lezioni. Versavano la quota di iscrizione di 250 euro, un anticipo di 900 euro e infine firmavano le cambiali per la rateizzazione del costo totale di 4.000 euro.

A fare denuncia e a imbarcarsi nel processo per avere un risarcimento furono, inizialmente, 75 truffati, ma in molti, poi, col passare del tempo si sono persi d'animo e hanno lasciato perdere, probabilmente anche per via della prescrizione, che ha risparmiato alla fine solo una ventina di vittime (quelli che sborsarono il denaro dopo il maggio 2003). Molti di loro non sono mai arrivati a frequentare il fantomatico corso, ma qualcuno lo ha fatto e lo ha raccontato al processo che si trattava per lo piu' della lettura collettiva di un libro di testo sul volo, spiega l'avvocato Murru. Surreale, poi, l'organizzazione delle 'gite' all'aeroporto Malpensa: "I miei clienti si sono insospettiti perche' il gruppo veniva sempre fatto entrare da porte laterali. Una volta, poi, sono stati cacciati malamente". I tre truffatori faranno probabilmente appello, ma intanto il giudice Melloni li ha condannati a risarcire i malcapitati con somme tra i 3.500 e i 4.000 euro, ai quali sono da aggiungere le spese legali.

Oltre a Federconsumatori, a rallegrarsi per l'esito del processo e' anche l'avvocato Murru, che ha affrontato questa battaglia, durata quasi otto anni, insieme alla ventina di vittime oggi vincenti. "Per loro e' stata un'esperienza bruciante, avevano sperato di poter cambiare il proprio futuro e invece sono stati ingannati. Oggi, quasi tutti fanno ancora il mestiere che facevano al tempo" dice il legale.

Murru si sofferma poi su una riflessione piu' generale: "In un momento di fortissima crisi economica come questo, e' assurdo pensare che reati di questo tipo siano ancora considerati di serie 'b' e vengano 'superati' da altri, considerati di maggior allarme sociale dal legislatore, come quelli contro la clandestinita' o gli stupefacenti, che oggi intasano i Tribunali". Secondo Murru, "dovrebbe essere valutato di maggior allarme sociale il fatto che un truffatore puo' intaccare il patrimonio di chi magari non riesce ad arrivare a fine mese, piuttosto che uno straniero clandestino o un piccolo spacciatore di via Zamboni". Il presidente di Federconsumatori Bologna, Gentilini, dal canto suo rimarca la "soddisfazione politica per vedere riconosciuta l'ingiustizia di un sopruso subito, che oggi con questa sentenza viene risarcito".

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