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lunedì, 06 febbraio 2012

Droga. E' guerra fra il Governo e l'Emilia-Romagna

tossicodip
Il Dipartimento Politiche Antidroga: Lusenti mente. Solo gazzara politico-ideologica

Non e' piu' una semplice polemica sui numeri: ora e' guerra tra il Governo e l'Emilia-Romagna. Con una nota durissima il Dipartimento nazionale Politiche antidroga interviene ancora una volta per "sconfessare nel dettaglio quanto riportato alla stampa da Lusenti, in quanto non corrispondente al vero".

Tradotto: per il Dipartimento il nuovo assessore regionale alla Sanita' sta mentendo sulle poco confortanti statistiche emerse dalla Relazione nazionale sulle tossicodipendenze per il 2009. Cifre che collocano l'Emilia-Romagna ai vertici italiani per numero di tossicomani in carico ai Sert e sieropositivi ad Hiv (ma anche a epatite B e C). Non solo. Il report ministeriale evidenzia anche l'altra faccia del problema: il bassissimo numero di test sierologici effettuati nelle strutture regionali. Ecco il primo assalto del Dpa, organismo direttamente collegato a Palazzo Chigi: "L'assessore Lusenti - si legge nella nota - continua a non voler rendersi conto del vero problema dei servizi (il ritardo di diagnosi di infezione da Hiv e di epatiti), nascondendosi dietro ad una cortina di accuse infondate". E "purtroppo l'assessore, facendo entrare nella discussione di tutto e di piu', elude ancora una volta il vero problema che abbiamo sollevato e che si ribadisce". Vale a dire l'alta percentuale di drogati infetti da Hiv (25,59%, la seconda regione d'Italia) e le basse soglie di analisi effettuate.

Nelle ultime righe del comunicato altre parole di fuoco contro Lusenti: "Ancora una volta si ha l'impressione che quello che si tenta di fare, piu' che affrontare il problema reale, e' spostare l'attenzione e le relazioni solo sullo scontro politico-ideologico". Punto per punto, il Dpa smonta le accuse formulate da Lusenti. Ricordando all'assessore che "il Dipartimento - recita il comunicato - assicura che non ha mai prodotto 'dati a comando', al contrario di una tradizione che forse appartiene piu' all'accusante che all'accusato". La demolizione dell'impianto accusatorio parte dai debiti delle Regioni nei confronti delle comunita' terapeutiche, ricostruiti, precisa l'organismo ministeriale, "sulla base di dichiarazioni formali e fatture inevase". I dati "sono stati presentati pubblicamente durante la V Conferenza e nessuna regione, compresa l'Emilia- Romagna, ha contestato tali dichiarazioni in quella sede, dove erano presenti anche le Comunita' che avevano dichiarato tali crediti". Conti alla mano, "la Regione Emilia-Romagna risultava a marzo del 2009 debitrice, con ricostruzione dal 2005, di 728.166,44 euro, secondo le dichiarazioni agli atti e fornite dalle 14 comunita'. A un successivo controllo del febbraio 2010 tale debito si era praticamente estinto. Pertanto anche in questo caso l'intervento del Dipartimento e' stato risolutore".

Quanto alle stime sui tossicodipendenti detenuti in carcere, "questo Dipartimento ha pubblicato le proprie valutazioni sui dati disponibili derivanti dai flussi istituzionali ministeriali, facendo rilevare come le stime del numero di persone realmente tossicodipendenti fino ad allora comparse sui media fossero esagerate e non corrispondenti a verita'". Invece "il nuovo sistema di rilevamento e' stato studiato e proposto proprio per poter dimensionare tale carico assistenziale che ad oggi nessuno sa esattamente quanto sia". Il Dpa fornisce poi un'altra versione anche per la V Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze di Trieste, "dove peraltro Lusenti non era presente". In ogni caso "l'Emilia-Romagna ha tenuto da sempre e costantemente un atteggiamento oppositivo e non collaborante. Prova ne sia anche la discussione in atto che invece di voler risolvere il problema del grave deficit diagnostico nei servizi si e' trasformata in una gazzarra ideologico/politica a tutto campo".

Non e' finita. "Quanto al progetto nazionale sulla prevenzione dell'uso di sostanze dopanti in ambito sportivo, l'assessore non puo' ignorare quanto comunicato in una nostra lettera del 5 marzo 2010 nella quale si sottolineava che a distanza di ben 13 mesi dopo la scadenza del progetto, la Regione non aveva ancora rendicontato nulla". Percio' "si e' ritenuto doveroso e corretto- sottolinea il Dpa- richiedere la restituzione dei ben 250.000 euro di finanziamenti pubblici stanziati". L'ultimo affondo e' sui rapporti istituzionali. "Si fa presente che l'Emilia-Romagna non ha mai partecipato a nessuno dei numerosi incontri istituzionali organizzati a proseguimento della Conferenza nazionale sulle droghe, non e' mai intervenuta alle riunioni della Consulta Nazionale e non ha mai partecipato a discussioni in sede tecnica". Infine, "l'ultima latitanza - mette nero su bianco il Dipartimento - risale ai mesi scorsi e agli ultimi progetti nazionali sui sistemi informativi e sugli osservatori, dove brilla l'assenza dell'Emilia-Romagna".

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