Eni bonificherà il delta del Niger?
"Il delta del Niger deve essere bonificato, perche' un ambiente sano e' un diritto umano". Questo cio' che chiede Amnesty international
, che in occasione dell'assemblea degli azionisti Eni li accoglie al loro arrivo al grattacielo della societa', all'Eur, con un lungo striscione azzurro, steso a terra. Azzurro, e pieno di pesciolini multicolore, simboleggia - spiegano gli attivisti - i fiumi del delta del Niger da bonificare, fiumi inquinati dall'estrazione di petrolio e' l'accusa. Agli azionisti Eni che arrivano all'assemblea viene distribuito un documento con le richieste all'azienda.
Il delta del fiume Niger, in Nigeria, "e' una delle 10 piu' importanti zone umide ed ecosistemi marini di costa del mondo- segnala il documento di Amnesty- vi abitano circa 31 milioni di persone". Vi si trovano, pero', "enormi riserve di petrolio" che dal 1960 "ha generato un guadagno stimato intorno ai 600 miliardi di dollari". Ciononostante, sottolinea pero' Amnesty, "la maggiornaza della popolazione vive in poverta' senza accesso adeguato ad acqua pulita o all'assistenza sanitaria". Intanto, gli ambientalisti denunciano il fenomeno del 'gas flaring' (la pratica inquinante che consiste nel bruciare il gas associato al petrolio a bocca di pozzo) e le sempre piu' frequenti - denunciano - perdite di petrolio. Fenomeni che inquinano mettendo a rischio la salute delle popolazioni locali.
Amnesty chiede quindi alle aziende petrolifere di "bonificare tutte le zone inquinate e attuare misure preventive efficaci", di "sottoporre a controlli l'impatto delle loro attivita' sui diritti umani e rendere pubblici i risultati" e di "avviare un'efficace consultazione con le comunita' coinvolte". All'Italia e ai Paesi le cui compagnie petrolifere operano nell'area Amnestyu chiede di "fare pressione" perche' le aziende "rivedano il loro operato".
All'interno del grattacielo Eni, il direttore dell'organizzazione nigeriana Environmental Rights Action Godwin Ojo (membro anche di Friends of the Earth Nigeria) e' poi intervenuto all'assemblea degli azionisti Eni per chiedere alla compagnia di "rispettare le leggi della Nigeria e tutelare cosi' gli interessi e i diritti delle comunita' del Delta del Niger", dove l'azienda opera da oltre 40 anni.
"Sono qui per dirvi che i vostri profitti crescono perche' i diritti umani non vengono presi in considerazione" dice Ojo, perche' "la storia dell'industria petrolifera in Nigeria e' stata una storia di violenza, morte, corruzione" con gli attivisti "costretti al silenzio, arrestati, uccisi". E allora, e' l'invito agli azionisti Eni, "guardate a questi argomenti in maniera piu' critica".
Ma tra gli altri, quello del gas flaring "e' un tema assolutamente importante- sottolinea l'attivista nigeriano- nel 2009, in occasione dell'assemblea degli azionisti, ne avete parlato, annunciandone una riduzione del 75% entro il 2020. Nel 2011 avete annunciato che avreste portato il gas flaring a zero.
Oggi, nel 2012, nel vostro sito annunciate una riduzione del gas flaring dell'80% nel 2040. Insomma, continuate a spostare in avanti il termine". Questa, attacca Ojo, "e' irresponsabilita', si gioca a scacchi con la vita della gente". E le perdite di petrolio, inoltre, conclude il direttore dell'organizzazione nigeriana Environmental Rights Action, "sono sempre piu' numerose, ma non sempre si tratta di sabotaggio: si tratta anche di incidenti tecnici o corrosione". E allora, conclude, "cosa farete per gas flaring e perdite di petrolio?".
L'ATTIVISTA NIGERIANO: FATTO POCO PER IL GAS FLARING - "Nonostante le sue dichiarazioni pubbliche, l'Eni ha fatto poco o nulla per ridurre il gas flaring. Per esempio nei casi di Kwale ed Ebocha l'anno scorso in assemblea aveva prefigurato uno stop che invece non si e' verificato". Lo dice il direttore dell'organizzazione nigeriana Environmental Rights Action Godwin Ojo: "Con la mia organizzazione negli ultimi mesi siamo stati in grado di visitare varie comunita' impattate da sversamenti di impianti dell'Eni nello Stato di Bayelsa". Purtroppo, aggiunge l'attivista nigeriano, "nei loro confronti non sono state accordate compensazioni, ne' si e' proceduto a bonificare i terreni e i corsi d'acqua inquinati. Per quanto tempo ancora bisognera' assistere a questo ecocidio senza che le compagnie intervengano?".
Insieme alla Shell e alla Chevron, "l'Eni e' una delle oil corporation piu' attive in Nigeria, primo Paese esportatore di greggio dell'Africa con una produzione di 2,2 milioni di barili al giorno- segnala una nota della Campagna per la riforma della Banca mondiale- nonostante la ricchezza del loro sottosuolo, le popolazioni dell'area del Delta del Niger vivono in condizioni di estrema poverta', alle prese con un crescente degrado ambientale e una costante militarizzazione del territorio".
"Lo scorso agosto un rapporto dell'agenzia ambientale delle Nazioni Unite, l'Unep (United Nations Environmental Programme) ha certificato che per il solo spicchio di Delta occupato dal popolo Ogoni serviranno 30 anni di bonifiche per riparare gli immensi danni causati dalla Shell- spiega una nota della Campagna per la riforma della Banca mondiale- il conto iniziale presentato alla oil corporation anglo-olandese ammonta a oltre un miliardo di dollari, ma le organizzazioni della societa' civile nigeriana parlano dell'esigenza di uno stanziamento di fondi per decine di miliardi per pulire l'intero Delta e mondarlo dalle conseguenze delle attivita' di tutte le multinazionali".
In Nigeria, poi, "ogni giorno si registrano perdite di petrolio dagli oleodotti, mentre, nonostante una legge del 1979 e diversi pronunciamenti delle corti locali, la pratica del gas flaring (il bruciare in torcia il gas connesso al processo d'estrazione del greggio) continua a essere adottata- conclude la Campagna per la riforma della Banca mondiale- tanto per fornire qualche dato, dei 168 miliardi di metri cubici di gas bruciati ogni anno al mondo, 23 (il 13%) provengono dalla Nigeria. In termini di ossido di carbonio, parliamo di 400 milioni di tonnellate, ovvero il 25% del consumo annuo di gas degli Stati Uniti".
Fonte: Agenzia Dire - www.dire.it - oggiBologna.it










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